ARTE ALTRA / la didattica dell’arte esplorata attraverso approfondimenti tematici, percorsi multidisciplinari e tecnologie innovative

lotteria artistica permanente

Arte bizantina a Ravenna: ritrovo ore 7.00 vestitevi a cipolla

In questo periodo dell’anno le giornate scolastiche iniziano a capitombolare l’una appresso all’altra in una corsa inerziale verso la promessa della pausa estiva. Qualunque docente si arrischi a calcolare il restante monte ore, rimane interdetto alla notizia del poco tempo residuo e dei tanti progetti che si accumulano, a partire da quello più atteso e ambito: la gita. Nella nostra regione la città di Ravenna è una meta quasi imprescindibile per i primi anni della scuola media: facilmente raggiungibile in giornata, raccoglie importanti tracce storiche e artistiche, illustri riferimenti letterari e – aspetto da non sottovalutare – offre l’occasione di vedere il mare.

Prepariamoci dunque a partire per il viaggio: la presentazione navigabile, che segna le tappe del nostro percorso (DISPONIBILE QUI E CLICCANDO SULLA FOTOGRAFIA), è stata ideata per una classe costretta a visitare le bellezze ravennate con l’ausilio della fantasia, ma oggi mi torna particolarmente utile per istruire una classe in partenza, impartendo loro un’analisi preventiva alla quale seguirà l’esposizione pubblica in modalità flipped classroom direttamente sul luogo (per il piacere dei turisti). Dunque: ritrovo ore 7.00, vestitevi a cipolla, i più deboli di stomaco si siedano davanti… pronti? Si parte!

TAPPA 1: CHIESA DI SAN GIOVANNI EVANGELISTA

Questo edificio sacro, voluto da Galla Placidia (sovrana reggente alla morte del fratello Onorio) nel 426 d.C., ci offre l’occasione di analizzare la struttura tipica delle prime costruzioni cristiane. Nei primi cent’anni trascorsi da quando l’imperatore Costantino aveva concesso ai cristiani la libertà di culto (313 d.C.), le comunità di credenti avevano dovuto istituire i canoni formali che governavano la propria architettura sacra. Per farlo, avevano fatto ricorso a un modello utilizzato nell’antica Roma per edificare i luoghi deputati alla gestione della giustizia, degli scambi commerciali e della vita pubblica: la basilica. Come molti di questi edifici (non tutti, alcuni seguivano schemi più liberi) la basilica cristiana aveva una pianta rettangolare, suddivisa in navate dal ritmo delle colonne portanti. Per ragioni simboliche – una volta traslati alla funzione celebrativa – gli edifici assunsero un impianto longitudinale, spostando l’ingresso sul lato corto e mantenendo un’unica abside a movimentare il setto murario opposto al portone d’accesso: in questo modo, il credente che faceva ingresso nella chiesa percepiva in senso spaziale quale fosse il percorso di crescita spirituale che lo avrebbe condotto a Dio, ovvero al presbiterio (la zona sacra della basilica, contenuta appunto nella sua parte finale, nei pressi dell’altare e dell’abside, a cui solo il clero aveva accesso). A somiglianza della croce su cui il figlio di Dio aveva trovato la morte e il sacrificio, l’incedere delle navate poteva essere spezzato dall’innesto di un corpo secondario e trasversale: il transetto. Taluni di questi edifici erano poi anticipati da un quadriportico qui assente, mentre è invece possibile constatare la presenza di una novità estetico-funzionale: il pulvino; letteralmente “cuscino”, si tratta di un elemento dalla forma smussata che si trova tra il capitello della colonna e l’arco sovrastante, la cui presenza sembra “ammortizzarene” il peso, donando una sensazione di particolare leggerezza alla struttura.

TAPPA 2: BATTISTERO NEONIANO (O DEGLI ORTODOSSI)

Regole ferree consentivano l’accesso ai luoghi sacri ai soli battezzati durante i primi secoli di diffusione del credo cristiano, tanto che per assolvere al rito del battesimo venne istituita la costruzione di edifici appositi, annessi al corpo centrale della chiesa: i battisteri. Il Battistero Neoniano (dal nome del vescovo che ne ordinò il restauro nel V secolo) era uno di questi, malgrado la basilica a esso limitrofa sia andata nel tempo distrutta. La struttura originaria di questo edificio a pianta centrale risale tuttavia al secolo precedente, ovvero a prima che la città di Ravenna, grazie alla propria strategica geografia, diventasse capitale dell’Impero Romano d’Occidente (402 d.C.). L’attenzione del visitatore che incede verso l’edificio non sarà probabilmente stimolata dai particolari: tutto ciò che lo sguardo coglie dall’esterno è infatti la nuda parete di laterizio, spezzata dall’andamento ottagonale del perimetro e segnata da lesene che culminano in archetti pensili binati. Come accedendo a uno scrigno prezioso (secondo una prassi comune a molti degli edifici ravennati del periodo), sarà l’interno a svelare la ricchezza delle decorazioni: un mosaico a corone concentriche decora l’intera superficie della cupola, abitata da figure che testimoniano il passaggio dalla secolare tradizione romana all’ieraticità tipica dell’arte bizantina, stagliate su sfondi azzurri e dorati, come ombre cinesi illuminate da un riverbero divino. Tra queste, l’etimasia: motivo ricorrente del libro in trono che attende il giorno del Giudizio.

TAPPA 3: MAUSOLEO DI GALLA PLACIDIA (lo so, è una tappa per nulla strategica geograficamente e temporalmente, ma – visto che stiamo viaggiando di fantasia – lasciatemi tracciare il mio percorso)

Anche il Mausoleo di Galla Placidia si trovava un tempo annesso a una chiesa oggi distrutta, alla quale era collegato per mezzo del nartece (il portico adiacente alla facciata). Il suo nome si deve alla credenza che esso fosse destinato ad accogliere le spoglie dell’imperatrice, sepolta invece a Roma, insieme al marito e al figlio Valentiniano III. Anche in questo caso, come nel precedente, l’edificio manifesta la propria somiglianza con uno scrigno prezioso, ancor più accentuata dalle modeste dimensioni dell’impianto a croce latina. Mentre l’esterno in laterizio risulta decorato da semplici arcate cieche che corrono lungo il perimetro, l’angusto spazio interno è un tripudio di dettagli preziosi e raffinati, incastonati in un cielo color lapislazzuli. La volta celeste avvolge letteralmente lo spettatore come in un arcaico planetario: il cielo trapunto di stelle dorate, su cui spicca la croce (simbolo del divino), ricopre la cupola centrale per poi espandersi con motivi geometrici e floreali lungo le volte a botte dei bracci. Nell’incrocio di queste con la cupola e con le pareti perimetrali trovano spazio lunette decorate con elementi figurativi, tra le quali colpisce, per il naturalismo delle pose, la solida presenza dei corpi e la resa della profondità, il Buon Pastore col suo gregge: testimonianza di un legame non ancora completamente reciso con la tradizione figurativa tramandata dall’arte antica.

TAPPA 4: SANT’APOLLINARE NUOVO

Malgrado fossero accomunati da un messaggio di pace e fratellanza, i Cristiani non aspettarono  molto prima di scindersi in correnti avversarie: all’epoca di cui narriamo una competizione feroce infuocava i rapporti tra i seguaci del culto cattolico e i devoti all’Arianesimo, discordi sulla natura del Figlio nel dogma trinitario (generato o creato dal Padre? Questo era il dilemma). Sul finire del V secolo, dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, un ariano prese il comando della città di Ravenna, facendone la capitale del proprio regno. Il suo nome era Teodorico, re degli Ostrogoti, il quale indusse uno slancio di crescita alla città, favorendo l’erezione di edifici civili e sacri. Tra questi la Basilica di San’Apollinare nuovo, quarta tappa del nostro viaggio. La chiesa, costruita su uno schema elementare a tre navate con abside poligonale esterno, brilla (è proprio il caso di dirlo) per le sue decorazioni musive, che ricoprono i setti murari sovrastanti gli archi che separano la navata principale dalle navicelle laterali, organizzate in tre registri di lettura. Nella fascia inferiore, quella dalla superficie più estesa, osserviamo fronteggiarsi nei pressi del portone d’accesso due mosaici che descrivono ed esaltano la città contemporanea: da un lato il Porto di Classe, rappresentato secondo una visione “a volo d’uccello” antinaturalistica, dall’altra il Palazzo di Teodorico, con il porticato dell’atrio abitato un tempo negli intercolunni da figure umane. Un tempo, appunto, perché dove trovavano spazio queste figure oggi una lieve brezza marina increspa pesanti tendaggi, lasciando degli antichi abitanti solo le mani mozzate a cingere il colonnato: è questo l’unico indizio che testimonia una stratificazione storica dovuta al ripristino dei valori cattolici dopo la presa di potere di Giustiniano. Fu allora che i mosaici vennero rimaneggiati e furono completamente ricostruite le scene che percorrono la porzione successiva delle fasce inferiori, dove oggi possiamo osservare due processioni distinte, quelle dei Santi Martiri e delle Sante Vergini. Sebbene conosciute con questo nome, le figure (ormai completamente aderenti ai modelli bizantini) più che incedere sembrano congelarsi nello spazio, in una paresi ieratica che le rende l’una simile all’altra, come in una sequenza di serialità protoindustriale. E’ l’avvento di un nuovo stile che troverà la propria apoteosi nella decorazione della Basilica di San Vitale.

TAPPA 5: BASILICA DI SAN VITALE

L’eccezionalità dell’edificio colpisce lo sguardo da lontano: la Basilica di San Vitale (edificata nel VI secolo) contrappone infatti alla nudità del laterizio, un impianto volumetrico inaspettato e di evidente derivazione orientale, modellandosi su di una pianta centrale a schema ottagonale, preceduta da un nartece delimitato da due torri laterali. Il dinamismo dei volumi si ripercuote nello spazio interno, dilatato per effetto delle esedre che circondano il nucleo centrale, sorrette da pilastri e colonne su due ordini, ritmando il perimetro oltre il quale si snoda un deambulatorio che cinge lo spazio. Il continuo mutare delle volumetrie, in movimenti alternati di sistole e diastole, rende lo spazio non fruibile allo sguardo, obbligando il visitatore a percorrerlo ed esperirlo per acquisirne consapevolezza. Le superfici così articolate sono decorate da intarsi marmorei, capitelli e pulvini lavorati a traforo da officine orientali; così come orientali sono i mosaici che concorrono ulteriormente ad annullare la percezione dello spazio con il loro sfavillio. Fondali dorati, solo occasionalmente connotati da semplici elementi bidimensionali, ospitano la corte imperiale, rappresentata ai lati dell’abside, dove si specchiano l’imperatore Giustiniano e la moglie Teodora circondati ciascuno dal proprio seguito. Le immagini risultano prive di ogni profondità e caratterizzazione, fatta eccezione per gli illustri consorti, che tuttavia non tradiscono alcun sentimento, confermando la fermezza del proprio ruolo di comando, il quale si imponeva ben oltre i confini occidentali, fino alla città che dal 324 d.C. prendeva il proprio nome dall’imperatore Costantino e nella quale due secoli più tardi il suo successore Giustiniano ordinò la ricostruzione immediata della Basilica di Santa Sofia…

+1: SANTA SOFIA (dato che viaggiare con la fantasia non costa nulla, concediamoci un’ultima tappa e imbarchiamo i bagagli senza indugiare al check in: destinazione Istanbul!)

Giunti nella città che segna il confine, geografico e culturale, tra Oriente e Occidente, ammirato il Bosforo e inebriati dal profumo delle spezie, ci spingiamo fino alla Basilica di Santa Sofia, edificata per volere dello stesso Costantino in onore della Sapienza e ricostruita da Giustiniano dopo che i moti rivoltosi del 532 l’ebbero distrutta in un incendio. Ci troveremo così di fronte a un immenso edificio a pianta quasi quadrata, dotato di un’unica abside e di un vasto nartece. All’interno, la navata centrale occupa uno spazio preponderante, dilatata da quattro esedre angolari e sormontata dall’immensa cupola che ne modifica la percezione spaziale, librandosi su un delicato traforo di luce. Quella stessa luce si scontrava un tempo, frantumandosi in mille raggi eterei, su superfici riccamente decorate da mosaici, oggi in gran parte perduti per l’accanirsi di ondate iconoclaste alternate a cambi di funzione religiosa. L’ultimo, nel 2020, ha visto la basilica (divenuta museo nel 1935 grazie all’impegno dell’ex presidente Mustafa Kemal Ataturk) di nuovo convertirsi in moschea… Che sia proprio il canto del muezzin quello che sentiamo, che ci risveglia dal nostro sogno riportandoci indietro nel tempo e nello spazio, al termine di questo fantasioso viaggio?