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lotteria artistica permanente

Modello Depero


133. Sono gli anni che compirebbe in questa palindroma giornata Fortunato Depero, se con futuristico approccio provocatorio avesse sconfitto la morte a suon di beffe (ma i futuristi si rivelarono presto né immortali né infallibili).

In filologico accordo al mito del progresso, osanniamo il progresso delle menti fanciullesche con un itinerario che coinvolge discipline e competenze di carattere artistico, scientifico, tecnico, carismatico, tutt’altro che docile: modelliamo Depero con TinkerCAD.

La produzione plastica del maestro trentino mette a nostra disposizione modelli tridimensionali afferenti al panorama del quotidiano adulto e infantile in egual misura. Non sono forse giocattoli d’intrattenimento “seriofaceto” le marionette realizzate per i suoi Balli plastici (la nuova forma teatrale senza attori da lui promossa a partire dal 1918)? O ancora, non parlano forse a un pubblico responsabilmente maggiorenne le mascotte ideate per le campagne pubblicitarie dei nuovi prodotti della nuova società dei consumi della nuova era industriale del nuovo aperitivo Campari?

Fortunato Depero, Gallo (marionetta per i Balli plastici), 1918


Allo stesso modo, lo “Strafottentissimo creatore di giocattoli” (così lo definì F. T. Marinetti, firmatario del primo Manifesto futurista) ebbe in gran considerazione i ludici strumenti della crescita, tanto da dedicar loro un paragrafo nel Manifesto della ricostruzione futurista dell’Universo, firmato nel 1915 insieme all’amico Giacomo Balla; qui si stabilisce che il futuro giocattolo futuribile futurista non imiterà miniaturizzandoli i logori frutti produttivi degli adulti, ma saprà invece stimolare i cinque sensi (e finanche il sesto!) esercitando lo slancio immaginativo… e l’abitudine alla guerra.

Fortunato Depero, Martellatori, 1923


Che i bambini si abituino alla guerra, nello scontro con immensi giocattoli pericolosi e aggressivi! Che la guerra è la sola igiene del mondo! Che i Futuristi vogliono la guerra! Che i Futuristi ci vanno in guerra! Che i Futuristi si fanno poi immediatamente riformare dalla guerra! Quelli dei Futuristi che non ci muoiono in guerra! … Che la guerra – ci avevano detto – sarebbe stata gloria, potenza, impetuoso slancio, velocità, cieli squartati e onor di vittoria. Invece, di questa guerra in cui nulla si muove e tutto muore, è l’adorato collega Umberto Boccioni (colui che per primo attirò Fortunato Depero nelle maglie del Futurismo) a lasciare una traccia di verità, il giorno in cui cui scrive sul proprio taccuino di futuro futurista ucciso: GUERRA = INSETTI + POLVERE.

Umberto Boccioni, Carica di lancieri, 1915

In questa semplice equazione sembra risolversi il rito di passaggio che segna la maturazione dell’adolescente ideologico nell’adulto reso conscio dall’esperienza. Del futurista che fu, nel cittadino che (non) sarà. Di una società intera, nella disperazione delle proprie macerie.

Fedeli tanto al senso etimologico, quanto alla nuova interpretazione socio-artistica, gli esponenti della prima Avanguardia storica fecero ciò che spetta alle avanguardie sin dai tempi in cui Giulio Cesare scrisse il suo De Bello Gallico: anticipare l’esercito lanciandosi soli contro il nemico in territori ostili. Le masse li seguiranno poi, forse, vivi o morti che siano.

Tornando alla costruzione del percorso didattico, trovate:

Due parole sulla guerra, che non è un gioco, mettetele voi.