ARTE ALTRA / la didattica dell’arte esplorata attraverso approfondimenti tematici, percorsi multidisciplinari e tecnologie innovative

lotteria artistica permanente

Magie on-LINE

Così come gli antichi artisti sciamani, anche noi possiamo reinterpretare le pitture rupestri con un tocco di magia! Per cominciare però ci sarà utile approfondire il secondo elemento costitutivo della nostra grammatica visiva: la linea. La linea è ciò che si ottiene muovendo un punto nello spazio, nonché la traccia permanente del gesto pittorico che l’ha generata. Ne consegue che la linea è per propria natura dinamica e performativa. La linea, da sola, esprime un messaggio, i cui fonemi risiedono nelle sue caratteristiche identitarie:

  • direzione;
  • andamento;
  • spessore;
  • intensità.


Una linea è anche quella che definisce il contorno deciso del bufalo che emerge dalle pareti rocciose  della grotta di Lascaux (un altro tempio dell’arte preistorica, situato nel sud-ovest della Francia e – come il già citato esempio di Chauvet – decorato con splendidi dipinti rupestri che raffigurano animali, databili intorno al 17000 a. C.). Per iniziare il nostro esercizio magico, invito gli studenti delle classi prime a replicare il bufalo di Lascaux: riproducendone il contorno a mano libera, oppure – per i meno temerari – usando un rudimentale stencil che consentirà loro di ripercorrerne il bordo con un’unica e sinuosa linea chiusa. A differenza dell’originale, però, la nostra linea sarà tracciata a matita su un foglio (non a carboncino su parete rocciosa!), quindi avrà probabilmente bisogno di essere accentuata e ispessita per assomigliare all’originale.

Una volta terminato il disegno, adopereremo sostanze naturali per colorare i nostri bufali, proprio come facevano gli artisti preistorici. All’epoca delle pitture rupestri, infatti, i pigmenti colorati erano estratti da prodotti reperibili in natura, come terre, rocce e piante tintorie. In particolare, il nero era ottenuto impiegando carbone e fuliggine, il marrone ricorrendo a minerali ricchi di manganese, il rosso e il giallo dall’ocra (di cui ho parlato nel post precedente) e il bianco dalle terre argillose. Anche le nostre dispense ci mettono a disposizione tantissimi coloranti naturali, come il cavolo viola, i mirtilli e le bacche rosse, la buccia della cipolla, le foglie di spinacio… Per ottenere una tintura più vivace e stabile, io preferisco però utilizzare prodotti essiccati in polvere, come la curcuma e il legno di campeggio. Preparare la soluzione è facilissimo (tanto quanto sporcarsi, meglio indossare un grembiule!): è sufficiente diluire le due polveri in alcol etilico a 96° (in alternativa si può adoperare anche un’infusione in acqua ma il risultato sarà più tenue e tenderà a sbiadire col tempo e con la luce). Una volta ottenuta la miscela, il solvente assumerà velocemente una colorazione intensa, mentre le polveri in eccesso si depositeranno sul fondo.

E’ giunta così l’ora di armarsi di pennelli e dipingere il bufalo preistorico a proprio piacimento, magari approfittando di questo momento per testare l’impronta lasciata da strumenti con forme, grandezze e durezze diverse.

Pronti a dare avvio all’incantesimo? Mentre recitiamo la formula segreta dovremo impugnare… no, non una bacchetta magica… un detersivo sgrassatore spray! Sì, avete capito bene (in realtà, se temete di nebulizzare sostanze tossiche nell’aria, potete usare anche una soluzione di bicarbonato di sodio, ma l’effetto – ancora una volta – sarà meno splendente). Le gocce di pozione detergente, spruzzate nell’aria, precipiteranno sulla superficie del foglio disegnando piccole macchie di colore acceso. Nello specifico, le zone dipinte con la curcuma assumeranno una sfumatura di colore rosso intenso, mentre il legno di campeggio virerà al viola. Merito di un potere straordinario? Sì, ma per nulla misterioso.

Il trucco che abbiamo adoperato ha infatti un basamento scientifico che è possibile comprendere attraverso un semplice principio chimico: il suo nome è pH. Sicuramente i ragazzi lo hanno sentito nominare a proposito di prodotti per l’igiene, ma conviene spiegare loro di cosa si tratta, in poche parole: il pH (potenziale idrogenionico) è un valore che viene attribuito ad alcune sostanze, dette “soluzioni”, per esprimerne il grado di acidità o basicità. Una sostanza con pH=7 viene definita neutra, una con pH<7 acida e una con pH>7 basica; quest’ultimo è proprio il caso del nostro sgrassatore, rispetto al quale le tinture utilizzate funzionano da “indicatori”, variando la propria tonalità in funzione del pH.

Abracadabra e… questo esercizio semplice e intrigante permetterà di apprendere nozioni multidisciplinari con metodologia hands on: piccola magia didattica 😉