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Mostri marini uniti contro le umane mostruosità


Un percorso di educazione civica che naviga per mari tempestosi, facendo tappa su isole sconosciute e disegnando un cartiglio di consapevolezza e creatività.

Alzando lo sguardo alle metope che si stagliano contro il cielo uggioso di Modena, abbiamo osservato le creature fantastiche che, secondo gli uomini del basso Medioevo, popolavano terre lontane e ancora inesplorate.

Chissà quale effetto avrebbe avuto sull’ingenua fantasia di quegli uomini, scoprire che, navigando verso Ovest molto oltre le Colonne d’Ercole, avrebbero potuto incontrare un piccolo villaggio cinto dalle acque, il quale – nel giro di qualche secolo – si sarebbe trasformato in una città splendente protetta da veri e propri uomini-aquile… Verso il finire del XV secolo su di un’isola al centro del lago Texcoco sorgeva infatti la città di Tenochtitlan: immensa e di rara bellezza, solcata da strade e canali, punteggiata di palazzi e templi sontuosi. Il più importante di questi era il Grande Tempio, eretto in onore del dio sole, al quale il sangue di innumerevoli prigionieri venne sacrificato; a vegliarlo, i guerrieri aztechi più valorosi, intrepidi e sanguinari: le Aquile, appunto. Come uccelli rapaci, questi soldati portavano un copricapo a forma di becco, possenti ali piumate, ornamenti d’oro che luccicavano come minacciosi artigli e scudi tempestati di turchesi. Due grandi statue di terracotta dipinta raffiguravano i guerrieri rapaci anticipando l’ingresso al tempio, non più per evocare creature mitologiche, ma a segnalare la presenza reale e concreta di questi temibili giustizieri.

GUERRIERO AQUILA, Grande Tempio di Tenochtitlan, Messico, 1480 circa

A quel tempo le Aquile non sapevano ancora che una minaccia inaspettata stava per sconfiggerli: “divinità” malvagie provenienti dall’Est su grandi navi munite di cannoni capaci di oscurare il sole, le stesse che presto si rivelarono in tutta la propria diabolicità, additando i nativi come “omuncoli” per giustificare il loro massacro, e violando la natura del loro territorio con il prosciugamento delle acque. Oggi quella città si chiama Città del Messico e i suoi 24 milioni di abitanti non navigano più su strade d’acqua a bordo di canoe, anzi, si trovano pericolosamente vicini al Giorno Zero: quello in cui l’acqua dolce a disposizione si esaurisce e nulla sgorga più dai rubinetti. Ragioni e conseguenze di questa siccità sono spiegate con chiarezza ed efficacia nel documentario WORLD’S WATER CRISIS (sottotitolato su YouTube o in versione doppiata su Netflix. conciso e ricco di apporti infografici, adatto agli studenti della scuola secondaria di I grado).


Come ci racconta il documentario, la crisi dell’acqua non riguarda soltanto la metropoli messicana, ma – come in ogni sistema di vasi comunicanti – si ripercuote con intensità variabile in funzione del tempo sull’intero pianeta. Per questo l’ONU, nel comporre l’Agenda 2030 (l’insieme degli obiettivi più urgenti su cui intervenire per il benessere universale), ha inserito al punto n.6 la garanzia di acqua potabile per tutti. Attualmente infatti, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 40% degli abitanti della Terra non dispone della quota minima giornaliera di acqua potabile necessaria a un corretto sostentamento, mentre altrove le attività industriali, l’agricoltura intensiva e soprattutto l’allevamento, consumano il 70% della disponibilità totale e richiedono la creazione di bacini artificiali dannosi per le popolazioni locali. Esistono tante buone pratiche quotidiane che ciascuno di noi può mettere in campo per salvaguardare le risorse idriche, ma una sensibilizzazione capace di influenzare i poteri forti con un’azione politica è indubbiamente condizione necessaria al raggiungimento dell’obiettivo.

Adriaen Coenen, Fish Book, 1580

Quale testimonial migliore allora di un mostro marino? Traendo ispirazione dal ricco campionario esistente, gli studenti potranno – dopo essere stati debitamente informati – comporre dei manifesti di sensibilizzazione sul tema che abbiano come protagonisti gli esseri fantastici dominatori degli abissi. Sirene nemiche dei marinai come quelle che Cristoforo Colombo riportò di aver avvistato durante il suo viaggio verso i Caraibi (probabilmente tratto in inganno da dei lamantini), il terribile Kraken (una sorta di polpo gigantesco, che si credeva vivesse al largo delle coste della Norvegia e della Groenlandia), il Leviatano (il temibile drago marino ricoperto di scaglie, capace di far bollire le acque dell’Oceano col suo alito di fuoco), l’Ippocampo, mezzo cavallo e mezzo pesce (come quello che è possibile osservare scolpito sulla Fontana di Trevi a Roma) e il Selkie, che una volta ogni sette anni si trascina a riva trasformandosi in umano e facendo cadere qualche sfortunato nella sua trappola amorosa. Questi e molti altri mostri si nascondevano al largo delle coste sconosciute secondo gli antichi cartografi, tanto che spesso per dissuadere i viaggiatori dall’intraprendere quelle rotte scrivevano sulle carte “qui ci sono i mostri”.

Ma ormai noi sappiamo che i mostri altro non sono che un inganno della mente, frutto della malsana collaborazione di paura e ignoranza, e non ne abbiamo più paura! Al contrario, invochiamo il loro aiuto contro le umane mostruosità!

L’articolo trae le sue fonti unicamente da letture per ragazzi, che consiglio e condivido: Michael Bird, Il cielo stellato di Vincent e altre storie, Donzelli Editore, 2018 | Rossella Kohler, Possiamo salvare il mondo, Mondadori, 2021 | “La terra dei mostri” di Herbie Brenann, da Internazionale Kids n.23, Agosto 2021

L’immagine di copertina è tratta da: Anton Seder, Das Thier in der Dekorativen Kunst, 1896