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HILMA AF KLINT | storie di mostre per piccoli visitatori

E’ il 1896 e cinque ragazze, in abiti d’epoca, siedono attorno a un tavolo, disegnando. A prima vista la scena non ha nulla di strano, ma avvicinandoci ci accorgeremmo che i loro occhi sono chiusi. A quel punto, incuriositi, ci avvicineremmo certamente un altro po’, fino a sbirciare i fogli su cui stanno tracciando segni convulsi: scopriremmo così misteriosi disegni astratti che – secondo le stesse fanciulle – sono eseguiti per intenzione di spiriti superiori, gli stessi che esse evocano durante le loro sedute spiritiche… Questo gruppo di ragazze è esistito davvero nella Svezia di fine Ottocento, si facevano chiamare De Fem, e tra loro c’era una giovane pittrice di nome Hilma af Klint.

Un giorno Hilma, che nel frattempo si era diplomata all’Accademia Reale di Belle Arti di Stoccolma e aveva iniziato a lavorare per commesse in ambito naturalistico (ovvero dipingendo piante, fiori e animali per pubblicazioni di vario genere), racconterà alle amiche che uno dei loro spiriti guida l’aveva incaricata di produrre un’immensa quantità di quadri, destinati a decorare un tempio immaginario. Malgrado i timori delle compagne, che temevano per la sua salute, Hilma si butterà in questa esperienza con grande dedizione e dieci anni più tardi avrà completato le 193 opere che tutt’oggi compongono la serie The Paintings for the Temple.

Malgrado l’immane sforzo compiuto, Hilma chiese espressamente che le sue opere venissero mostrate al pubblico soltanto vent’anni dopo la sua morte, quando la “gente del futuro” sarebbe stata pronta ad accoglierle e comprenderle. Questa sua stranezza rivela in realtà alcune caratteristiche proprie della società dell’epoca: la fiducia nel progresso, alimentata dalle tante recenti scoperte scientifiche, portava infatti le persone a credere che la società sarebbe evoluta molto rapidamente, anche in senso intellettuale e spirituale. Probabilmente, tra le speranze di Hilma, c’era quella che un giorno le donne fossero ritenute alla pari degli uomini: infatti, sebbene ai suoi tempi fosse loro permesso studiare arte, non le si considerava capaci di inventare nuove forme artistiche, ma soltanto di copiare l’esistente. Nei suoi “dipinti per il tempio” invece Hilma prediligeva le forme astratte, al fine di esprimere una dimensione spirituale sovrumana, ricca di simboli misteriosi e geometrie immaginarie…

Intendiamoci: Hilma credeva veramente negli spiriti. Allo stesso tempo, bisogna ammetterlo, era più facile, per una donna creativa del tempo, farsi possedere dagli spettri che imporre la propria visione artistica lottando contro gli stereotipi di genere!

La retrospettiva dedicata a Hilma af Klimt è visitabile presso il Museo Guggenheim di Bilbao fino al 2 febbraio 2025.

Per ulteriori informazioni, una selezione di opere e informazioni sulle prossime mostre consultare il sito della Fondazione Hilma af Klint.

Sopra tre opere di Hilma af Klint: The Swan (The SUW series), 1914-15 / Altarpieces, 1915 / The Ten Largest, Adulthood, 1907