La chiameremo Tina, perché così l’hanno sempre chiamata, sebbene il suo nome fosse Assunta Adelaide Luigia Modotti, nata a Udine il 17 agosto 1896. Quel soprannome, “Tina”, del resto, meglio si addice al suo spirito irrequieto e in eterno movimento.
Tina è di una bellezza straordinaria, amerà molti uomini e molti altri perderanno la testa per lei; eppure non ama ricevere complimenti a proposito del suo aspetto fisico: preferisce essere apprezzata per il suo lavoro.
Tina vivrà in molti luoghi (Italia, Austria, San Francisco, Città del Messico) e il suo talento troverà la propria strada solo in età adulta. Proprio in Messico, infatti, sviluppa interesse per la fotografia.
I suoi scatti raccontano la vita e le tradizioni delle donne locali, la dignità della gente comune e la forza delle folle mobilitate per la giustizia sociale. Questo, dei tanti impieghi svolti, è l’unico in grado di donarle pace e disciplina, di domare il suo spirito anticonvenzionale.
Ma purtroppo questa tregua dell’anima avrà breve durata: nel 1930 Tina abbandona la fotografia.
Il mondo in quel periodo è scosso da profondi cambiamenti e lei non riesce a limitarsi ad osservarli: vuole esserne parte attiva. Trasferitasi a Mosca, entra nei Servizi segreti militari e intraprende molte missioni. Nei suoi ultimi anni, l’esperienza della Guerra Civile spagnola e il ritorno in Messico la turbano profondamente, fino a spegnere il suo fuoco interiore.
Muore a Città del Messico, il luogo che più di tutti ha amato, in circostanze misteriose.
Le opere di Tina Modotti sono in mostra a Palazzo Pallavicini a Bologna fino al 16 febbraio 2025
Per una biografia completa:
Pino Cacucci, Tina, Feltrinelli 2013

